Le risonanze di controllo
Dopo la diagnosi, la risonanza magnetica con mezzo di contrasto accompagna tutto il percorso: serve a vedere com'è andato l'intervento, se le terapie funzionano e, negli anni, se il tumore resta fermo. Ogni risonanza porta con sé un'attesa carica di ansia: sapere come funzionano i controlli e come si leggono i referti aiuta ad affrontarli.
Ogni quanto tempo
Non c'è una regola uguale per tutti: la frequenza dipende dal tipo di tumore, dalle terapie e da come va la malattia. In generale:
- subito dopo l'intervento, di solito entro 48–72 ore, per vedere quanto tumore è stato tolto;
- per i tumori di alto grado, come il glioblastoma, una risonanza qualche settimana dopo la fine della radioterapia (di solito 3–5 settimane), che diventa il punto di riferimento per i confronti successivi, e poi ogni 2–3 mesi;
- per le metastasi, in genere ogni 2–3 mesi;
- per i tumori a crescita lenta, come i gliomi di basso grado o i meningiomi, ogni 3–6 mesi all'inizio e poi a intervalli più lunghi, anche una volta all'anno, per molti anni.
Si anticipa la risonanza se compaiono sintomi nuovi o se quelli vecchi peggiorano.
Quando il tumore sembra crescere ma non cresce
Dopo la radioterapia, a volte la risonanza mostra un'area che si colora di più o si allarga, anche se il tumore non sta crescendo. Succede per due motivi:
- Pseudoprogressione. È una reazione infiammatoria del tessuto alla radioterapia, spesso insieme alla temozolomide. Compare di solito nelle prime 12 settimane dopo la fine della radioterapia, soprattutto nel glioblastoma, e poi migliora da sola. Per questo, in quel periodo, una sola risonanza non basta per dire che il tumore cresce: se le condizioni sono buone, le cure continuano e si ripete la risonanza dopo qualche settimana.
- Radionecrosi. È un danno del tessuto sano causato dalla radioterapia; compare più tardi, di solito mesi o anni dopo, ed è più frequente dopo la radiochirurgia. Può dare sintomi e si cura con il cortisone, a volte con altri farmaci o con l'intervento.
Per distinguere questi effetti dalla crescita del tumore il medico può chiedere una risonanza di perfusione, una PET con aminoacidi o semplicemente un controllo più ravvicinato. → Risonanza, TAC e altri esami per immagini
Come si legge il referto di controllo
Il neuroradiologo confronta la nuova risonanza con le precedenti. Nei referti si trovano spesso queste espressioni, che vengono dai criteri internazionali RANO:
- stabilità o malattia stabile: nessun cambiamento importante;
- risposta, parziale o completa: la parte del tumore che si colora si è ridotta o è scomparsa;
- progressione: la parte che si colora è aumentata in modo chiaro (di almeno un quarto) oppure è comparsa una lesione nuova;
- alterazioni post-chirurgiche o post-attiniche: cambiamenti dovuti all'intervento o alla radioterapia;
- gliosi: una cicatrice del tessuto cerebrale.
Il referto va sempre letto insieme al medico, che tiene conto anche dei sintomi, delle terapie in corso e della dose di cortisone, che da solo può far sembrare il tumore più piccolo. Una parola che preoccupa nel referto non è sempre una cattiva notizia: chiedi che cosa significa nel tuo caso.
Consigli pratici
- Fai le risonanze sempre nello stesso centro, se puoi, con lo stesso protocollo: il confronto è più affidabile.
- Porta le risonanze precedenti (CD o accesso online) se cambi centro, e conserva tutti i referti in ordine di data.
- Tieni a portata di mano l'esito della creatinina, richiesta per il mezzo di contrasto.
- Chiedi quando e come riceverai la risposta, per ridurre il tempo di attesa.
- L'ansia prima e dopo la risonanza è comune, tanto che ha un nome: in inglese la chiamano scanxiety. Parlarne con chi ti segue, con lo psicologo o con altre persone che la vivono può aiutare. → Capire le proprie emozioni
Per approfondire puoi leggere le nostre guide sui tumori cerebrali.
Le informazioni di questa pagina servono a orientarsi e non sostituiscono il parere del medico. Per domande su sintomi, esami o terapie rivolgiti allo specialista che ti segue.
Aggiornato al 21 ottobre 2026


