Carne rossa e carni lavorate
Nel 2015 l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) dell'OMS ha classificato:
- le carni lavorate nel gruppo 1, cioè sicuramente cancerogene per l'uomo. Sono le carni conservate con sale, affumicatura, stagionatura o conservanti: salumi, salsicce, würstel, carne in scatola;
- le carni rosse nel gruppo 2A, cioè probabilmente cancerogene. Sono manzo, vitello, maiale, agnello, capra e cavallo.
Il tumore per cui le prove sono più forti è quello del colon-retto. Secondo la IARC, ogni 50 grammi di carne lavorata mangiati ogni giorno, più o meno due fette di prosciutto, il rischio aumenta del 18%.
Il gruppo di classificazione indica quanto sono solide le prove, non quanto è grande il rischio: la carne lavorata non è «pericolosa come il fumo», ma per entrambi le prove sono certe.
Quanta se ne può mangiare
Il World Cancer Research Fund raccomanda:
- carne rossa: non più di tre porzioni alla settimana, fra 350 e 500 grammi di carne cotta in tutto;
- carni lavorate: il meno possibile.
La carne resta un'ottima fonte di proteine, ferro e vitamina B12. Non va eliminata, soprattutto da chi è in cura e deve mantenere la forza muscolare, ma va alternata con pesce, carni bianche, uova e legumi.
Come cuocerla
La cottura ad alte temperature, alla griglia, alla brace o in padella molto calda, produce sostanze potenzialmente cancerogene nelle parti bruciate. È meglio preferire cotture più dolci (in umido, al vapore, al forno a temperatura moderata) ed eliminare le parti carbonizzate.
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Aggiornato al 30 settembre 2026


