Parlare con i figli
Trovare le parole per dire ai figli che un genitore ha un tumore cerebrale è tra le cose più difficili. La diagnosi improvvisa, le cure, i periodi di stabilità e quelli di peggioramento sono difficili da capire per un adulto, figuriamoci per un bambino.
Tacere sembra un modo di proteggerli, ma di solito non lo è. I bambini capiscono che sta succedendo qualcosa. Se nessuno spiega, si sentono soli ed esclusi, immaginano scenari peggiori della realtà, e il disagio può uscire in comportamenti che sembrano non c'entrare.
Parti da quello che sai di tuo figlio
L'età e il carattere fanno la differenza: i più piccoli hanno bisogno di poche informazioni semplici, i più grandi di spiegazioni più complete. Ma nessuno conosce tuo figlio meglio di te. Pensa a come reagisce di solito: piange, si arrabbia, si chiude? Che cosa lo calma? Come avete affrontato altre difficoltà in famiglia?
Usa parole chiare e vere: «tumore», non «una bua in testa». Non serve dire tutto subito, ma quello che dici deve essere vero.
Ascolta prima di spiegare
Chiedi che cosa sanno già. Magari hanno visto qualcosa in televisione, o hanno un compagno con un genitore malato. Ascolta con attenzione: è l'occasione per correggere idee sbagliate. Molti bambini, per esempio, temono di aver causato la malattia o che sia contagiosa: rassicurali.
Le reazioni possono sorprendere
Bambini e ragazzi reagiscono in modi diversi, e diversi nelle varie fasi della malattia. Possono sembrare indifferenti, spaventati, arrabbiati, sentirsi in colpa.
- I più piccoli possono tornare a bagnare il letto, cercare di continuo la vicinanza, avere incubi.
- I bambini in età scolare possono avere mal di pancia e rifiutare la scuola.
- Gli adolescenti possono chiudersi, diventare ansiosi o, al contrario, passare tutto il tempo fuori.
Sono reazioni normali. Di' loro che anche tu provi sentimenti contrastanti, e soprattutto che sono amati e che qualcuno si prenderà sempre cura di loro.
Avvisa la scuola
Parlane con gli insegnanti: sapere che cosa succede a casa li aiuta a capire un calo nel rendimento o un cambiamento di comportamento, e a sostenere tuo figlio.
Coinvolgerli nell'assistenza
Con il progredire della malattia avrai meno tempo ed energia. È giusto coinvolgere i figli, ma senza caricarli di ruoli da adulti. A volte il figlio più grande si sente in dovere di prendere il posto del genitore malato, fino a pensare di lasciare la scuola. Altre famiglie, al contrario, li tengono del tutto lontani.
Meglio decidere insieme chi fa che cosa:
- dai compiti con una durata: «Per le prossime sei settimane, il lunedì, starai con tuo fratello mentre accompagno papà alla radioterapia»;
- coinvolgi nonni, amici e altri parenti quando puoi;
- spiega che cosa fare in un'emergenza, anche ai bambini dai cinque anni in su: chi chiamare se il genitore cade o ha una crisi epilettica. Di solito li fa sentire più sicuri, non più spaventati;
- difendi le loro abitudini: la scuola, lo sport, il tempo con gli amici.
Per approfondire, l'AIMAC ha pubblicato il libretto Che cosa dico ai miei figli?.
Le informazioni di questa pagina servono a orientarsi e non sostituiscono il parere del medico. Per domande su sintomi, esami o terapie rivolgiti allo specialista che ti segue.
Aggiornato al 2 ottobre 2026


