Come esercitare il diritto all'oblio
La regola pratica
Trascorsi i termini, a una domanda sulla malattia oncologica non si risponde: non perché si possa mentire, ma perché la domanda non può essere posta. Se un modulo o un questionario chiede informazioni su patologie pregresse in violazione della legge, il richiedente non è tenuto a dichiarare la malattia oncologica e l'omessa dichiarazione non può essergli contestata.
Il certificato di oblio oncologico
Esiste un certificato che attesta la sussistenza dei requisiti, cioè il decorso dei termini senza recidive.
- Chi lo rilascia: le strutture sanitarie pubbliche o private accreditate, i medici del Servizio sanitario nazionale specialisti in oncologia, i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta;
- come si chiede: con il modello ufficiale, l'allegato I al decreto ministeriale del 5 luglio 2024, intitolato «Richiesta di certificazione di oblio oncologico». Il modulo è quello che la struttura o il medico mettono a disposizione; molte aziende sanitarie lo pubblicano sul proprio sito alla voce «oblio oncologico»;
- documenti: si può allegare la documentazione clinica, ma non è obbligatorio;
- tempi: il certificato è rilasciato entro trenta giorni dalla richiesta;
- costo: nessuno. La legge stabilisce espressamente che la certificazione non comporta oneri per il richiedente.
Il certificato non serve a «dimostrare di essere guariti» per ottenere un contratto: serve, se lo si vuole, a far cancellare le informazioni sanitarie già comunicate in passato, per esempio a una compagnia con cui si era già in rapporto. Nella maggior parte dei casi non è necessario, perché il diritto opera da solo.
Se il diritto non viene rispettato
- Metti per iscritto. Chiedi all'operatore — banca, compagnia, datore di lavoro — di motivare per iscritto la richiesta o il diniego, richiamando la legge 193/2023.
- Reclamo all'autorità di settore. Per le assicurazioni all'IVASS, anche in base al provvedimento 169/2026; per banche e intermediari all'Arbitro bancario finanziario o alla Banca d'Italia.
- Garante per la protezione dei dati personali, quando il problema riguarda il trattamento illegittimo di dati sanitari.
- Tutela giudiziaria, con l'assistenza di un legale, per l'accertamento della discriminazione e l'eventuale risarcimento.
Aggiornato al 21 settembre 2026


