All’Auditorium Parco della Musica si sono riuniti neuro-oncologi, neurochirurghi, radioterapisti, neuropatologi, neuroradiologi, ricercatori, infermieri e professionisti della riabilitazione. A presiedere il congresso è stato un italiano, il prof. Giuseppe Minniti, radioterapista oncologo della Sapienza Università di Roma. Queste, a nostro parere, le novotà più rilevanti.
Meningioma atipico: la radioterapia dopo l’intervento dimezza le recidive
Il risultato più importante del congresso, presentato nella sessione plenaria di apertura e premiato come migliore presentazione di ricerca clinica, riguarda il meningioma, il tumore primitivo più frequente del cervello. Circa un quarto dei meningiomi è atipico (grado 2): tende a ripresentarsi più spesso di quelli di grado 1. Quando il chirurgo riesce a rimuoverlo completamente, per anni i medici si sono chiesti se fosse meglio fare subito la radioterapia oppure limitarsi a controlli periodici con la risonanza magnetica.
Lo studio internazionale di fase 3 ROAM/EORTC-1308, coordinato dall’Università di Liverpool in 58 centri di 12 Paesi, ha dato per la prima volta una risposta solida. Tra il 2016 e il 2021, 157 pazienti operati con rimozione completa del tumore sono stati assegnati per sorteggio alla radioterapia oppure alla sola osservazione.
ROAM/EORTC-1308 in sintesi
- il tumore si è ripresentato nel 14% dei pazienti trattati con radioterapia, contro il 30% di quelli solo osservati: il rischio si è circa dimezzato;
- a cinque anni era libero da malattia l’80% dei pazienti trattati, contro il 62% di quelli osservati;
- il beneficio è emerso indipendentemente dal profilo molecolare del tumore (la cosiddetta classe di metilazione);
- effetti collaterali tardivi di una certa importanza nel 7,6% dei pazienti trattati; la qualità della vita non è peggiorata.
I risultati sono stati pubblicati contemporaneamente su The Lancet.
Gliomi IDH-mutati: il vorasidenib nella pratica reale
I gliomi con mutazione del gene IDH (astrocitomi e oligodendrogliomi) colpiscono spesso persone giovani e possono avere un decorso di molti anni. Il vorasidenib è il primo farmaco a bersaglio molecolare approvato in Europa per le forme di grado 2 trattate finora con la sola chirurgia e che non hanno bisogno immediato di radioterapia o chemioterapia. In Italia attendiamo ancora che l’AIFA concluda l’istruttoria per la rimborsabilità del farmaco.
A Roma è stato presentato l’aggiornamento dello studio di fase 3 INDIGO, con oltre tre anni di osservazione. Nei pazienti trattati con il farmaco sono passati in media 44 mesi prima che la malattia progredisse. A tre anni e mezzo, circa metà dei pazienti non aveva avuto progressione e tre su quattro non avevano ancora avuto bisogno di altre terapie. Non sono emersi nuovi problemi di sicurezza.
Un contributo italiano arriva da un gruppo della Città della Salute di Torino, che ha seguito 54 pazienti trattati con vorasidenib nella pratica clinica. Il volume dei tumori si è ridotto progressivamente nel corso del primo anno. Tra i 12 pazienti che avevano crisi epilettiche, 11 hanno visto le crisi almeno dimezzarsi. Solo 2 pazienti hanno dovuto interrompere il farmaco per tossicità al fegato.
Due studi hanno infine ricordato il peso di queste malattie sulle funzioni cognitive. Uno studio svedese su 127 pazienti ha osservato un calo di memoria, linguaggio e funzioni esecutive un anno dopo i trattamenti, più frequente nelle persone più anziane e dopo radio-chemioterapia. Un ampio studio dell’Università di Milano su 614 pazienti mostra che il tipo di recidiva (vicino o lontano dal tumore originale) incide sia sulla prognosi sia sulla cognitività.
Le CAR-T del Bambino Gesù per bambini e ragazzi
Tra i contributi italiani più attesi c’è quello dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, che ha presentato i dati preliminari di uno studio di fase 1 con cellule CAR-T dirette contro la molecola GD2. Sono cellule immunitarie del paziente modificate in laboratorio per riconoscere il tumore, somministrate per via endovenosa a bambini e giovani fino a 30 anni con tumori cerebrali recidivati o resistenti alle cure. Su 17 pazienti trattati, a sei settimane la malattia era sotto controllo nel 42% dei casi, e alcuni pazienti, tra cui uno con glioma diffuso del ponte, sono vivi a oltre un anno. Gli effetti collaterali sono frequenti e richiedono centri molto esperti.
Dal Meyer di Firenze, in collaborazione con il centro di protonterapia di Trento, arrivano i dati di uno studio di fase 2 su 29 bambini con medulloblastoma ad alto rischio. Una chemioterapia intensiva combinata con la protonterapia ha portato la sopravvivenza a cinque anni all’85%, a fronte però di effetti collaterali importanti.
La persona al centro: qualità della vita, famiglie, fine vita
Tra i temi chiave del congresso c’erano la qualità della vita e le cure di supporto, e diversi studi riguardano da vicino l’esperienza quotidiana di pazienti e familiari:
- Epilessia dopo l’intervento. In uno studio tedesco su 803 pazienti, circa un terzo ha avuto crisi epilettiche nei due anni successivi all’operazione, con un rischio più alto nei gliomi che nei meningiomi e nelle metastasi. Gli autori suggeriscono di valutare caso per caso anche decisioni che toccano la vita quotidiana, come l’idoneità alla guida.
- Decidere insieme fa bene. Uno studio olandese su 65 pazienti ha osservato una migliore qualità della vita quando il neurochirurgo coinvolgeva di più il paziente nelle decisioni durante il primo colloquio.
- Disturbi del comportamento. Uno psichiatra del Policlinico Gemelli di Roma ha ricordato che fino all’80% delle persone con glioma sperimenta, in qualche fase, cambiamenti dell’umore o del comportamento. Spesso non vengono riconosciuti né trattati.
- Cure appropriate nel fine vita. Uno studio di Leida su 310 pazienti con glioblastoma ha rilevato che uno su cinque ha ricevuto negli ultimi tre mesi cure potenzialmente inappropriate, soprattutto chemioterapia. Gli autori raccomandano di avviare prima le cure palliative e la pianificazione condivisa delle cure.
- Caregiver e lutto. Una sessione intera è stata dedicata al lutto lungo il percorso di malattia, anche con testimonianze personali. I familiari vivono una perdita che inizia molto prima della morte, e chi sopravvive affronta una «perdita vivente» di ruoli, autonomia e progetti. È stato presentato anche un nuovo questionario per capire quanto i familiari si sentano preparati al rientro a casa del paziente.
Italia protagonista
Oltre alla presidenza del congresso affidata al prof. Minniti e ai contributi di Bambino Gesù, Gemelli, Torino, Milano e Firenze, l’EANO sarà guidata da un’altra italiana: la prof.ssa Roberta Rudà, eletta presidente, il cui mandato comincia dopo il congresso di Roma. Il prossimo congresso EANO si terrà ad Atene dal 16 al 19 settembre 2027.
È importante ricordare che le informazioni che presentiamo sono offerte per un orientamento generale e in nessun caso possono sostituire una consulenza medica specialistica. Se hai domande sui sintomi, la diagnostica o i trattamenti dei tumori del cervello ti preghiamo di contattare il tuo medico.


