Nel rapporto di lavoro privato l’indennità di malattia viene pagata a partire dal quarto giorno successivo all’inizio della malattia fino a un massimo di 180 giorni per ciascun anno solare. I primi tre giorni di assenza per malattia di norma sono a carico del datore di lavoro, mentre dal quarto giorno in poi il pagamento è a carico dell’INPS.

Nel pubblico impiego il dipendente assente per malattia conserva il posto per un periodo di diciotto mesi nel triennio. Nei casi particolarmente gravi, è consentito assentarsi per ulteriori diciotto mesi, ma senza retribuzione. Il trattamento economico riconosciuto nel periodo di assenza per malattia diminuisce nel tempo:

  • intera retribuzione dall’inizio della malattia fino al 9° mese compreso;
  • 90% della retribuzione dal 10° al 12° mese di assenza;
  • 50% della retribuzione dal 13° al 18° mese.

I Contratti Collettivi Nazionali (CCNL) non contengono disposizioni omogenee in merito alle assenza per malattia e al periodo di comporto (arco di tempo stabilito dal CCNL durante il quale il datore di lavoro non può licenziare il lavoratore malato) pertanto, è bene verificare che cosa prevede il proprio CCNL.

 

Il malato di cancro che vuole continuare a lavorare dopo la diagnosi e durante i trattamenti può usufruire di forme di flessibilità per conciliare i tempi di cura con il lavoro come ad esempio il tempo parziale (part-time) o il telelavoro, fino a quando il miglioramento delle condizioni di salute non gli consentirà di riprendere il normale orario di lavoro. Il lavoratore può richiedere il passaggio al tempo parziale dopo l’accertamento delle condizioni di salute da parte della Commissione Medica della Asl. I familiari del malato di tumore hanno la priorità rispetto agli altri lavoratori nel chiedere il passaggio dal tempo pieno al tempo parziale per prendersi cura del congiunto.

Il lavoratore disabile ha il diritto di essere assegnato a mansioni adeguate alla sua capacità lavorativa. In caso di aggravamento delle sue condizioni di salute con conseguente riduzione o modifica della capacità di lavoro, ha il diritto di essere assegnato a mansioni equivalenti o anche inferiori, purché compatibili con le sue condizioni, mantenendo in ogni caso il trattamento corrispondente alle mansioni di provenienza. Nel caso in cui si accerti che il lavoratore disabile non può essere assegnato a mansioni confacenti al suo stato di salute, il datore di lavoro può risolvere il rapporto di impiego.

Il lavoratore malato di cancro può chiedere di non essere assegnato a turni di notte. Per questo deve presentare al datore di lavoro un certificato attestante la sua inidoneità a tali mansioni, rilasciato dal medico o struttura sanitaria pubblica. Il lavoratore che abbia a proprio carico una persona disabile in stato di handicap grave ha diritto a non svolgere un lavoro notturno.

 I lavoratori dipendenti o autonomi, se hanno:

  • un'infermità fisica o mentale accertata dai medici dell'Inps (attenzione si tratta di accertamento diverso rispetto a quello dell’Invalidità civile) tale da provocare una riduzione permanente di due terzi della capacità di lavoro;
  • un'anzianità assicurativa e contributiva pari a 5 anni di assicurazione, dei quali almeno 3 anni versati nel quinquennio precedente la domanda di assegno ordinario di invalidità;

possono fare richiesta all’INPS dell’assegno ordinario di invalidità, che è una prestazione previdenziale riservata ai lavoratori iscritti all’INPS.

La domanda di assegno ordinario di invalidità va presentata esclusivamente per via telematica o tramite uno degli Enti di Patronato riconosciuti dell’INPS.

L’assegno è compatibile con un’attività lavorativa, ha validità triennale e può essere rinnovato su domanda dell’interessato. Al compimento dell'età pensionabile l'assegno si trasforma automaticamente in pensione di vecchiaia, purché l'interessato abbia cessato l'attività di lavoro dipendente e possegga i requisiti contributivi previsti per la pensione di vecchiaia. Il periodo in cui l'invalido ha beneficiato dell'assegno e non ha contributi da lavoro, viene considerato utile per raggiungere il diritto alla pensione di vecchiaia.

L’importo viene determinato a cura dell’INPS sulla base dei contributi versati.

Per approfondire: www.inps.it

Nei concorsi pubblici, il candidato vincitore, ai sensi dell’art. 21 L. 104/92, con invalidità superiore al 67%, ha diritto di precedenza nella scelta della sede di lavoro più vicina al proprio domicilio tra quelle disponibili. Il diritto di precedenza vale anche nella scelta della sede in caso di trasferimento. Il lavoratore del settore pubblico o privato cui sia stato riconosciuto lo stato di handicap “grave” ha diritto di essere trasferito alla sede di lavoro più vicina al proprio domicilio e non può essere trasferito senza il suo consenso. Analogo diritto è riconosciuto al familiare che lo assiste (art.33 L. 104/92).

 

Gli invalidi civili che:

  • hanno un’età compresa tra 18 e 65 anni;
  • hanno un’inabilità lavorativa totale (100%);
  • hanno un reddito inferiore ad una soglia stabilita annualmente;

possono fare richiesta all’INPS della pensione di inabilità, che è una prestazione assistenziale riservata agli invalidi civili che posseggono i requisiti. La pensione è inoltre compatibile con l’eventuale attività lavorativa.

La domanda di pensione di inabilità va presentata esclusivamente per via telematica o tramite uno degli Enti di Patronato riconosciuti dell’INPS.

La pensione viene corrisposta per 13 mensilità e per l’anno 2015 l’importo è pari a 279,75 euro mensili. Essa spetta se non si superano limiti di reddito personale stabiliti annualmente (per l’anno 2015 il limite di reddito è pari a 16.532,10 euro);

Per approfondire: www.inps.it

Vige l’obbligo per le imprese e gli enti pubblici ai sensi dell’art. 3 L. 68/99 di assumere un determinato numero (proporzionale alle dimensioni dell’impresa o ente) di persone con invalidità superiore al 46% e al 100%.

Per legge tale quota di riserva può comprendere anche i lavoratori diventati disabili dopo l’assunzione, purché la riduzione della capacità lavorativa sia pari o superiore al 60% (e non al 46% come in fase di assunzione).

Gli invalidi civili che:

  • hanno un’età compresa tra 18 e 65 anni;
  • hanno un’invalidità compresa tra il 74% e il 99%;
  • non lavorano e hanno un reddito inferiore ad una soglia stabilita annualmente;

possono chiedere all’INPS l’assegno mensile, che è una prestazione assistenziale riservata agli invalidi civili che posseggono i requisiti.

La domanda di assegno mensile va presentata esclusivamente per via telematica o tramite uno degli Enti di Patronato riconosciuti dell’INPS.

L’assegno è incompatibile con qualsiasi pensione diretta di invalidità. L’interessato può optare per il trattamento più favorevole. Al compimento dell’età pensionabile, in sostituzione dell’assegno mensile, viene corrisposto l’assegno sociale.

L’assegno mensile viene corrisposto per 13 mensilità. Per l’anno 2015 l’importo mensile è pari a 279,75 euro. Esso spetta se non si superano limiti di reddito personale stabiliti annualmente (per l’anno 2015 pari a 4.805,19 euro).

Per approfondire: www.inps.it

Gli assicurati INPS cui sia stata riconosciuta la pensione per inabilità totale possono fare richiesta all’INPS per l’assegno per l’assistenza personale e continuativa, a condizione che:

  • non siano in grado di camminare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore;
  • non siano autosufficienti e richiedano assistenza continua per compiere le normali attività quotidiane (alimentazione, igiene personale, vestizione).

L’assegno di assistenza non è compatibile con il ricovero in istituti di cura o assistenza a carico della pubblica amministrazione, né con l’assegno mensile erogato dall’INAIL a titolo di assistenza personale continuativa.

La domanda può essere presentata anche insieme a quella di pensione di inabilità. L’importo è pari a 526,26 euro mensili.

Per approfondire: www.inps.it

Il Servizio Sanitario Nazionale fornisce gratuitamente ausili, ortesi e protesi alle persone con invalidità superiore al 33%.

Questo tipo di assistenza mette a disposizione del cittadino quattro tipologie di dispositivi:

  • gli ausili: si tratta di strumenti, utensili o apparecchiature che permettono alla persona disabile di compiere un atto che non potrebbe fare in condizioni normali (ad esempio carrozzina)
  • e protesi: sono quelle apparecchiature che sostituiscono parti mancanti del corpo
  • le ortesi: sono apparecchiature che migliorano la funzionalità di una parte del corpo compromessa (ad esempio scarpe ortopediche)
  • i presìdi: sono oggetti che aiutano a prevenire o curare determinate patologie (ad esempio catetere per l'incontinenza, ausili per assorbimento urina).

Il Servizio sanitario nazionale ha individuato in un elenco, chiamato Nomenclatore tariffario, i dispositivi indispensabili che possono essere forniti gratuitamente alle persone che ne hanno necessità. L'Azienda sanitaria locale, su richiesta del medico,  fornisce gratuitamente e direttamente ausili, protesi e ortesi.

La Asl su prescrizione del medico può comunque fornire anche altri dispositivi che non sono compresi in questi elenchi.

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