PARLARE DEL TUMORE: La comunicazione in famiglia

 si è tenuto giovedì 28 gennaio 2016 alle ore 17.30 come sempre presso
il Centro Congressi IFO in via Fermo Ognibene 23, Roma

 

IL RESOCONTO DELL'INCONTRO

Comunicare…il termine si riferisce al processo di interazione tra persone che intendono mettere in comune una parte delle loro conoscenze.. che scelgono di oltrepassare la barriera e il conforto della propria singolarita’…per aprirsi ad un’esperienza dove il significato che emerge non è stabilito a priori, non è ritualizzato né controllato in maniera esclusiva, ma è dato dalla dinamica delle reciproche azioni, da cui si formano le qualità emergenti della relazione.

L’incontro del 26 Novembre “comunicare in famiglia” è nato dall’idea di esplorare insieme il difficile territorio della comunicazione intorno alla malattia…i margini delicati o gli istinti prepotenti all’interno dei quali i vissuti individuali possono trovare espressione… piuttosto che i silenzi, le ragioni di ciò che resta inespresso e taciuto. Lo scopo è quello di costruire attraverso il gruppo una trama in cui si raccolgano gli strumenti e le abilità dei singoli, da cui possano emergere significati e intuizioni nuove, in cui si trovi un momento di conforto dalle difficoltà e dagli ostacoli. 

Il primo tema che emerge è  quello della comunicazione con i figli.

L’intervento di una giovane madre colpisce tutti per la sua analitica verità: “è difficile comunicare con i propri figli, dare loro gli strumenti per capire, controllare e  partecipare a quanto accade in famiglia e contemporaneamente essere rassicuranti senza perdere la loro fiducia.”

la malattia spesso costringe a ripensare e riformulare il ruolo protettivo del genitore per come più naturalmente lo si sente e lo si svolge, per declinarlo invece nella forma dell’alleanza, del patto di solidarietà e della condivisione delle difficoltà

E infatti un’altra madre dice: “all’inizio della malattia, all’incirca dieci anni fa, appena rientrata a casa dall’intervento chirurgico, avevo un’importante afasia che mi impediva quasi completamente di comunicare, almeno sul piano verbale; mio figlio…molto piccolo a quell’epoca reagì rifiutandomi rabbiosamente. Io decisi di stringerlo forte a me fino a che non si calmò…”

un abbraccio che sostituisce e annulla l’incapacità di comunicare sul piano verbale, che riduce e consuma il rifiuto del bambino, il suo senso di abbandono, che stringe un patto di reciprocità che stravolge le consuete regole dei ruoli definiti

Un altro genitore racconta quanto sia stato difficile per lui e per il figlio rinunciare alle modalità che saldavano la loro relazione, e in particolare… al gioco.. e cercare strategie alternative

In questo caso una comunicazione attenta è stato lo strumento indispensabile per spiegare al figlio che non aveva alcuna responsabilità nel cambiamento delle abitudini e del carattere del padre. Infatti nei bambini, specialmente  nell’età compresa tra i 3 e i 10 anni possono emergere sentimenti di solitudine, separazione e perdita, stati di ansia e depressione, associati a idee di colpa legate alla percezione di un proprio ruolo nell’aver fatto ammalare il genitore. In questo senso è indispensabile coinvolgere i bambini in quanto sta accadendo, trovare le parole giuste per spiegare e rassicurare, altrimenti il senso di isolamento rinforza l’idea di colpa e responsabilità. I bambini nella maggior parte dei casi capiscono molto più di quanto i genitori immaginano.

In questo senso una madre racconta un aneddoto significativo: “decido di parlare a mia figlia, finalmente sento di avere la forza e gli strumenti per farlo…creo il contesto giusto e le dico del tumore del padre…lei sbarra gli occhi terrorizzata e mi dice: un'altro?!!”

L’incontro va avanti, animato dalla partecipazione dei diversi membri e progressivamente l’accento si sposta sulla coppia, sul delicato patteggiamento, tra impliciti ed espliciti che regola le parole intorno alla malattia all’interno della relazione affettiva con il proprio partner.

Le parole si affollano, con il loro carico evocativo…

Un giovane paziente parla della paura di coinvolgere la moglie nella propria sofferenza, del senso di colpa che la malattia gli genera per quanto accade ai suoi familiari e di come il solo modo di riparare sia il  tentativo di proteggere l’altro dai propri vissuti.

Spesso le persone sperano, fantasmaticamente, di essere sole nei propri vissuti dolorosi e di poter proteggere chi li circonda mascherando e nascondendo. Si tratta di un gioco, dispendioso, che si fa spesso in due o in più…è inevitabile che la malattia investa la coppia e l’intera famiglia generando in tutti  gli stessi vissuti. La condivisione è il solo modo attraverso cui alleviare il peso che il singolo conta e spera di portare anche per gli altri. E’ tuttavia vero che alcune persone possono avere la percezione di non avere le risorse adeguate per fronteggiare la situazione ad un livello più esplicito ed emotivamente coinvolgente.

Un altro paziente parla del bisogno di ricostruire una normalità nei vissuti  attraverso l’uso di parole distanti dal dolore, che tornino a raccontare della quotidianità, della spensieratezza, della serenità.

Una donna lamenta di come suo marito si sia ritirato in sé stesso e non la metta a parte di quanto gli accade e dell’ansia e della preoccupazione che questo le genera.

Uno degli ostacoli alla comunicazione può essere dato dalla difficoltà e dal timore di aprirsi al cambiamento in un momento già molto destabilizzante come la malattia: le risposte che gli individui danno per far fronte alle difficoltà sono diverse e spesso la qualità della comunicazione è influenzata dalle diverse strategie di risposta alla malattia. Esistono persone che sentono  la necessità di ritirarsi e stringersi sulle proprie risorse interiori…far leva sulla propria rabbia o sul proprio dolore.. e persone che trovano energie e conforto  dal confronto attivo e dal sostegno reciproco.

Oltre a questo la comunicazione può essere facilitata e ostacolata dai ruoli e dalle funzioni che si sono assunti all’interno del nucleo familiare; esistono ruoli che più facilmente scoraggiano l’innescarsi di un processo di comunicazione come quello protettivo, passivo, dipendente,  di capro espiatorio, mentre esistono ruoli che facilitano la comunicazione come nel  sostegno, nella dominanza, nella proattività.

 

Una giovane paziente e sua sorella bisticciano affettuosamente, si lanciano in una schermaglia dai toni teatrali sul cambiamento comportamentale indotto dalla malattia: questa se ne vuole approfittà della malattia! esclama la sorella…ma io non glielo permetto!

I cambiamenti comportamentali, fisici ed emotivi impongono una ridefinizione delle modalità di relazione e di comunicazione…impongono la capacità di adattarsi flessibilmente a quanto accade interiormente ed esteriormente con intelligenza e creatività.

Chi è online

Abbiamo 83 visitatori e nessun utente online

IRENE News

Petizione Online per la Continuità Assistenziale Petizione Online per la Continuità Assistenziale I malati di tumore cerebrale hanno bisogno di cure domiciliari specializzate: medico, infermiere, ...
Una Buona Causa Una Buona Causa AL GALOPPO CON EDDY leggi la storia della nostra amica Ilaria... C’è chi conosce la mia storia...
Concerto di Natale 2017 Concerto di Natale 2017 Il Concerto di Natale è un evento di raccolta fondi per finanziare i progetti di IRENE, e sarà...

Iscriviti alla nostra Newsletter

 

Dona il 5x1000 ad IRENE onlus

Diventa socio

Portale di Neuro-Oncologia

Portale di Neuro-Oncologia

Visita il nuovo Portale di Neuro-Oncologia del UOSD Neurologia dell'Istituto Nazionale Tumori Regina Elena
Link: portaleneuroncologia.it

IRE - Istituto Nazionale Tumori Regina Elena

Questo sito usa i cookie per migliorare i servizi e analizzare il traffico. Navigando nel blog accetti l'uso dei cookie. Se vuoi saperne di più clicca qui.