Negli ultimi decenni le abitudini alimentari di tutto il modo occidentale sono cambiate, non soltanto per il maggiore benessere, ma soprattutto per la produzione industriale di alimenti che ha portato alla diffusione di alimenti ricchi di grassi, zucchero, sale e farine raffinate. Non si tratta solo di prodotti tradizionali che sono stato “industrializzati”, ma anche di nuovi prodotti industriali (bevande gassate, snack, dolciumi, cibi surgelati o precotti, etc.) che un secolo fa non esistevano.

Il risultato è una vera e propria epidemia di obesità la cui incidenza passa dal 10% della popolazione in Italia al 34% della popolazione negli USA. 

Una delle conseguenze è l’aumento radicale delle malattie legate al sovrappeso. Le cellule che compongono il tessuto adiposo, gli adipociti, rilasciano una grande quantità di ormoni e di fattori di crescita, tra cui la leptina e l’adipocina, che svolgono una funzione molto importante nel controllo del metabolismo. Inoltre l'obesità è associata ad uno stato infiammatorio cronico di basso grado. Il tessuto adiposo è caratterizzato dalla infiltrazione di macrofagi (cellule del sistema immunitario) e questi macrofagi sono una fonte importante di infiammazione. Questo squilibrio metabolico protratto per molti anni può promuovere lo sviluppo del cancro e, in particolare, aumenta il rischio di tumore al colon, endometrio e rene, e, eventualmente, del pancreas e della prostata.

Un altro effetto negativo del sovrappeso è che modifica profondamente il metabolismo e produce un aumento dello zucchero nel sangue (iperglicemia) e un aumento della produzione di insulina. Dopo un certo periodo il pancreas smette di produrre insulina e ciò porta all’insorgenza del diabete di tipo 2. Diversi studi indicano che i disordini del metabolismo del glucosio giocano un ruolo rilevante nell’aumento del rischio di cancro. Per esempio, al diabete è associato a un aumento del 40% del rischio di cancro al seno. Ma anche la semplice iperglicemia porta un aumento della probabilità di sviluppare un tumore: una glicemia a digiuno oltre i 120 mg/dl è associata al raddoppio del rischio.

Non tutti gli alimenti fanno salire la glicemia allo stesso modo. Quello che è importante è il picco glicemico, cioè la velocità con cui l'alimento viene assorbito e di conseguenza fa aumentare la glicemia nel sangue. Questo perchè  un aumento rapido della glicemia manda un segnale al pancreas che mette in circolo l'insulina necessaria per abbassare la glicemia. E siccome l'insulina elimina il glucosio dal sangue trasformandolo in grassi e immagazzinandolo nelle cellule, ecco che si ingrassa. E poichè quando l'aumento della glicemia è veloce anche la diminuzione è rapida, come si vede nella figura, il glucosio nel sangue scende e si ha di nuovo fame. E' il circolo vizioso che ben conosciamo.

L'indice glicemico di un alimento misura la velocità con cui questo fa aumentare la glicemia nel sangue. Quindi un alimento ad "alto indice glicemico" (p. es. il pane bianco o la patata) produce un'alta risposta glicemica e un aumento rapido dell'insulina. Invece un cibo a "basso indice glicemico" (come ad esempio le lenticchie) produce una risposta glicemia bassa e un aumento dell'insulina basso o nullo.

I cibi che fanno impennare la glicemia e che dovrebbero essere evitati nella dieta quotidiana sono:

  • gli alimenti confezionati con farine raffinate (00), p.es. pasta fresca o torte;
  • pane bianco, da rimpiazzare con pane integrale o multi cereale (in poca quantità);
  • prodotti di pasticceria commerciale (biscotti, paste, brioche, ecc.)
  • Patate, purea, patatine fritte;
  • riso brillato, va bene invece il riso integrale o semintegrale;
  • fiocchi di mais, meglio i fiocchi di avena e il muesli senza zucchero;
  • zucchero da cucina (saccarosio), da sostituire con miele o sciroppo di agave;
  • bibite gasate e zuccherate (tipo cola, aranciata, tè industriali).

Per chi vuole approfondire, è possibile scaricare la Tabella dell'Indice Glicemico degli Alimenti, in formato pdf.

Per i pazienti che lottano contro il tumore, il controllo della glicemia è ancora più importante perché il glucosio è la fonte energetica favorita delle cellule tumorali che non hanno un efficiente metabolismo dei grassi. E’ stato osservato che le cellule cancerose assorbono glucosio da tre a cinque volte di più che le cellule normali. Inoltre un alto tasso di glucosio nel sangue provoca una secrezione di insulina che quando viene liberata in grandi quantità promuove la produzione del fattore di crescita cellulare IGF-1 che ha la funzione di stimolare la crescita delle cellule, quindi anche le cellule cancerose. Sia glicemia alta, che insulina alta, che IGF-1 sono fattori di aumento del rischio tumore che devono essere tenuti sotto controllo attraverso la dieta, limitando al massimo i carboidrati raffinati, i dolci e le bevande zuccherate. L’obiettivo è di mantenere la glicemia entro i limiti normali (70-100 mg/dl) meglio se sotto 90. Per tenere sotto controllo la glicemia, meglio fare ogni due/tre mesi il test dell'emoglobina glicosilata o Hb1Ac che misura la glicemia media degli ultimi tre mesi. In questo caso il valore normale è 4,4-5,8%, e l'obiettivo è tenere la Hb1Ac sotto il 5%.

 

È importante ricordare che le informazioni che presentiamo sono offerte per un  orientamento generale e  in nessun caso possono sostituire una consulenza medica specialistica. Se hai domande sui sintomi, la diagnostica o i trattamenti dei tumori del cervello ti preghiamo di contattare il tuo medico.

 

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